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aggiungere bellezza a bellezza dando forma e volto, con raffinata maestria, a tutti quegli episodi che veramente ritraggono le tappe

della Storia della Salvezza. Con questi sentimenti i Massari – l’organismo laico che costituiva la cosiddetta Fabbrica del Duomo, che stabiliva e sovrintendeva i lavori necessari – iniziano a promuovere l’idea di una decorazione della navata maggiore ispirata al Nuovo Testamento.

Da subito rivolgono l’attenzione al catino absidale ed alla zona sovrastante l’arco trionfale. Proprio questi sono i primi due affreschi che vedono la luce: il Pantocrator, che domina il catino e l’intera navata e l’Annunciazione. Danno in questo modo perfetta completezza teologica alla zona absidale, rappresentandovi, proprio nelle immagini dell’Incarnazione e del Cristo Giudice, l’inizio e la fine della Storia della Salvezza.

Questi affreschi inaugurano quella che sarebbe divenuta, nei quindici anni successivi, la cosiddetta Biblia Pauperum, la “Bibbia dei poveri”, che ancor oggi racconta, con il linguaggio di un’arte che tocca il cuore.

Giorno dopo giorno, per secoli, queste pareti hanno raccontato la nostra fede, edificando generazioni di devoti che in questa Cattedrale vedono veramente aprirsi una finestra sul cielo. Appare immediatamente, nel catino dell’abside, il Cristo Giudice effigiato nella sua Maestà e Divinità, quando, Signore del Tempo e della Storia, torna sulle nubi del cielo “a giudicare i vivi e i morti”. Sulla parete opposta, in controfacciata – uno degli ultimi episodi eseguiti – lo troviamo su un altro trono, quello dal quale Egli redime l’umanità intera sacrificando se stesso: la Croce. Ad essa si giunge, dopo che lo sguardo ha passato sulle pareti della navata maggiore tutti quegli eventi che hanno come protagonisti prima i genitori di Maria, poi la Vergine stessa,

quindi la Vita e la Passione di nostro Signore, così da costituire una perfetta sintesi dalla Storia della Salvezza.

Infine, sotto al grande ciclo, introdotte dall’autore delle ultime scene della Passione e della controfacciata e completate da altri pittori oltre mezzo secolo dopo, ammiriamo le immagini di coloro che dagli abissi dei secoli avevano prefigurato la venuta del Cristo: i Profeti, che, ritratti nei tondi tra un arcone e l’altro con i loro cartigli aggettanti, sembrano ora sorreggere le scene che narrano il Nuovo Testamento.

Il coro

Giovanni Maria Platina, allievo dei Lendinara, fu attivo nel coro di Cremona tra 1483 e 1490. La tarsia rappresenta una veduta del Castello Sforzesco nel XV secolo, sono ben visibili ai lati i due torrioni rotondi e al centro la torre del Filarete con la statua di Sant’Ambrogio. La tarsia fu utilizzata come modello da Luca Beltrami per il rifacimento della fronte principale del castello e riportata a graffito sotto il portico della ponticella di Ludovico il Moro

Coro lingneo

(Giovanni Maria Platina – 1484)